LA FELICITA’ DI CHI? RENDERE FELICI GLI ALTRI O NOI STESSI

Ho conosciuto tante persone in questi anni che sono arrivate da me con varie manifestazioni d’ansia o somatizzazioni. Sofferenze del pensiero, espressioni d contenuti della mente che la mente stessa non riesce ad accettare.

E’ stato spesso un grande passaggio nella terapia a svoltare la situazione: quel momento in cui la persona si accorge che sta “vivendo la vita di/per qualcun altro” e non quella che vuole vivere.
Chi cerchiamo di accontentare quando viviamo in un determinato modo?
E’ proprio quella la vita che desideriamo vivere?

Troppo spesso alcune persone tendono a pensare che la propria gioia si generi attraverso la costruzione delle soddisfazioni altrui o attraverso i feedback positivi che cerchiamo di ricevere dagli altri.
In generale può capitare con i propri genitori (cercando di assecondare le loro aspettative su di noi), con gli amici o con il partner (quando non si pone mai l’accento sui propri bisogni o desideri per timore di restare soli) o anche con i figli (mettendo sempre loro al primo posto come se avere un genitore sempre a disposizione facesse di loro persone migliori e rendesse noi dei genitori più capaci).
Tutto ciò però non basta, assecondare gli altri senza dare ascolto a ciò di cui noi abbiamo bisogno non solo non rende felici ma spesso allontana gli altri da noi perché in questo atteggiamento compiacente ci rendiamo scontati e diventiamo “invisibili”.
Quando iniziamo a fare caso a ciò che ci piacerebbe, a quello che desideriamo, a come vorremmo vivere il nostro tempo allora la prospettiva cambia molto perché diventiamo il centro di noi.

Che non significa non tener conto dell’altro. Anzi. Significa renderlo partecipe della nostra gioia, condividere più pienamente la sua e diventare persone che si fanno amare perché si amano e non che si annullano per farsi amare.