Nel saggio “L’Io e l’Es” del 1922, Freud introduce la seconda topica, ovvero una teorizzazione del funzionamento mentale secondo cui esistono istanze interne all’individuo che sono tra loro in relazione e/o in conflitto.
Mentre la Prima Topica divideva la mente in “contenitori semipermeabili”: il CONSCIO, il PRECONSCIO e l’INCONSCIO; nella seconda teorizzazione (che integra la prima) l’IO, l’ES e il SUPER-IO non sono delle aree di contenuto psichico ma delle forze in relazione tra loro. Esse non sono tutte presenti fin dalla nascita ma si sviluppano e si stabilizzano durante l’età evolutiva.
L’ES è la parte istintiva di noi, quella che spinge per la realizzazione immediata di qualsiasi cosa ci faccia piacere (segue quello che Freud definisce “principio di piacere”). Questa forza interna è inconscia o talvolta preconscia.
L’IO si sviluppa durante l’infanzia e si stabilizza poi nell’età adulta come quella parte di noi che (in parte consciamente, in parte inconsciamente) media tra le spinte istintive dell’Es e le richieste della realtà esterna. L’Io introduce nel piano della trattativa interna quello che Freud chiama “Principio di realtà” ovvero quella strada che non è tracciata solo dall’istinto ma che tiene conto anche di ciò che il mondo intorno a noi ci permette di fare.
Una importante terza istanza che si sviluppa durante l’infanzia attraverso le relazioni chiave che il bambino vive e che dinamicamente si mette in dialogo con l’Io e l’Es, è il SUPER-IO.
Questo svolge la parte normativa, quella forza interna che porta con sé le regole, i limiti, che divide il “giusto” dallo “sbagliato”. Il Super-Io è estremamente importante con la sua funzione di regolazione ma può diventare altrettanto pericoloso quando diventa eccessivamente rigido e/o intrusivo rispetto alle altre forze in gioco. In generale Es, Io e Super-Io dovrebbero essere il più possibile in equilibrio e dialoganti tra loro, poiché le manifestazioni del malessere psichico spesso si generano laddove una delle istanze prevalga eccessivamente sulle altre.
Facciamo un esempio per descrivere, in modo molto pratico, questi tre “personaggi della mente”:
immaginiamo di essere al supermercato a fare la spesa. Ci siamo dovuti andare a stomaco vuoto perché eravamo di fretta in pausa pranzo e abbiamo un budget da rispettare.
In questo caso l’Es è la fame, è quell’istinto che ci farebbe razziare il reparto cioccolata e patatine, anche se siamo corsi al supermercato per prendere solo il detersivo per la lavatrice che avevamo terminato.
La realtà esterna ci impone di non esagerare con gli acquisti perché nel nostro portafoglio abbiamo pochi euro.
Il Super-Io è quello che ci impedisce di rubare per ovviare al problema del budget limitato, quello che ci ricorda che avevamo promesso a noi stessi che avremmo perso quei chili in più e quindi è meglio lasciare giù i biscotti ricoperti di cioccolato.
L’Io è colui che media tra tutti e che ci farà prendere il detersivo perché ci serve, ma magari anche un pacchetto del nostro dolce preferito per mettere in pace sia l’Es che il Super-Io, senza sforare il budget imposto dalla realtà esterna.
Ovviamente questo è un modello del funzionamento mentale che in un modo tanto semplice quanto innovativo per la sua epoca, consente ancora oggi di leggere e analizzare non solo lo sviluppo del pensiero e del comportamento umano ma anche le sue degenerazioni patologiche e in senso lato si può applicare anche alle analisi sociologiche.
Dopo Freud, questo modello è stato rivisto e implementato dai contributi di numerosi autori, ma esso (a quasi 100 anni dalla sua comparsa) resta una pietra miliare nella Psicologia Dinamica per l’analisi della personalità.

