“La solitudine non deriva dal fatto di avere nessuno intorno ma dall’incapacità di comunicare le cose che ci sembrano importanti o dal dare valore a certi pensieri che gli altri giudicano inammissibili”
– Carl Gustav Jung –
La solitudine è un sentimento e va differenziata dalla concreta presenza di persone nella nostra cerchia di relazioni.
E’ possibile provare solitudine anche quando si è in un luogo con molte persone oppure all’interno di una relazione d’amore o di amicizia quando non ci si sente liberi di essere ciò che siamo o non ci si sente compresi quando esprimiamo noi stessi.
L’altra faccia della medaglia è che ci si può sentire pienamente appagati da un punto di vista relazionale (quindi non provare solitudine) anche quando siamo fisicamente soli se le relazioni che compongono la nostra vita sono relazioni sicure, ovvero relazioni che consentono di stare anche fisicamente lontano mantenendo la fiducia di quel legame.
Essere soli in questo caso può essere il piacere di stare con se stessi sapendo che gli affetti a noi cari non mancheranno quando li rincontreremo.
Per molti l’idea di restare soli però è talmente intollerabile da portarli a sopportare rapporti dannosi, finanche perversi pur di mantenere una relazione che permetta di evitare la solitudineinaccettabile.
Queste condizioni possono portare alla persona gravi sofferenze, l’autostima scende mano a mano che le proprie esigenze si modellano sull’altro al fine di non perderlo. Ci si annulla, si annulla la propria vita per non sentire la solitudine.
La solitudine in questi casi viene dunque vissuta come la peggiore delle condanne, come la condizione dalla quale fuggire, mentre invece essa è una condizione naturale, un sentimento che si modella in noi attraverso il nostro modo di costruire le relazioni.
La solitudine può essere una conquista.

